FC Pistoiese, l’intervista all’allenatore dei portieri Raffaele Ferioli

News, Prima Squadra

1 Nov 2024

Tra i volti nuovi di quest’anno, in casa FC Pistoiese, c’è anche Raffaele Ferioli, allenatore dei portieri della prima squadra. Abbiamo parlato assieme a lui di carriera, di obiettivi, di metodologie d’allenamento e del rapporto stretto in questi mesi con i tre portieri arancioni: Cecchini, Lagonigro e Valentini. 

Il racconto di Raffaele Ferioli parte da lontano, rivelando com’è iniziato il percorso nel mondo del calcio: «Mio padre Gino, che ha giocato persino alla Juventus, è stato un grande portiere con tanti anni di professionismo alle spalle. Quello “famoso” di famiglia è lui (ride ndr). Era scritto nel destino che dovessi avere a che fare con il calcio e, nello specifico, con questo ruolo. Anche io, infatti, ho fatto il portiere per quasi 20 anni. Anche dopo aver appeso i guanti al chiodo, però, la passione verso questo sport non è minimamente calata, anzi. Ho preso quindi il master a Coverciano per poter allenare i portieri fino alla massima serie: per come vedo le cose, infatti, non bisogna porci limiti – spiega Ferioli -, e per l’appunto il mio sogno è quello di lavorare un giorno con i club di Serie A». 

La chiamata della Pistoiese, arrivata quest’estate, va a coronare un lungo percorso attraverso tutta l’Italia: «Da allenatore dei portieri ho trascorso cinque anni tra Serie D e Serie C a Grosseto, vincendo due campionati e disputando un playoff per andare in B. Successivamente – prosegue Ferioli – mi sono spostato in Sicilia e poi, l’anno scorso, ho lavorato a Riccione. Lì ho conosciuto il Direttore Sportivo Massimo Taibi, che ringrazio per aver creduto in me. Spero di ripagarlo con il lavoro e la mia professionalità. Quando lui mi ha proposto di sposare la causa arancione non ci ho pensato due volte. La piazza è di quelle importanti, il progetto è serio e la Società ha voglia di fare le cose in grande: tutti elementi che si sposano con le mie ambizioni». 

Qual è la cosa più importante che hai imparato in tutti questi anni? «Intanto premetto che aver fatto della mia passione un lavoro è un privilegio. Sono consapevole che senza il duro lavoro, l’umiltà e la passione non si va da nessuna parte. Questi sono ingredienti fondamentali in qualsiasi ambito della vita, a maggior ragione nello sport. Ciò che cerco di far capire quotidianamente ai ragazzi con cui lavoro, infatti, è che non esistono scorciatoie: il sudore versato in allenamento e la voglia di migliorarsi sempre sono l’unico metodo per diventare portieri migliori. A livello di metodologia – rivela Ferioli – ho compreso invece che non c’è una verità assoluta, bisogna essere pronti a mettersi in gioco e al confronto. È per questo che anche il dialogo con i miei portieri diventa fondamentale in quanto posso apprendere da loro qualcosa di nuovo analizzando assieme il lavoro proposto».  

Hai a che fare con due portieri under, quanto è importante con i più giovani curare la componente psicologica? «Fondamentale. Ma non solo con loro. Ogni portiere, a prescindere dall’età, deve essere forte mentalmente. Spetta a me aiutarli in questo. Certamente con i più piccoli c’è da mettere in conto che fa tutto parte di un percorso di crescita, percorso in cui è difficile essere perfetti ogni domenica. Per l’appunto – ammette Ferioli -, proprio nei momenti in cui le cose non vanno nel verso giusto il portiere dev’essere bravo a rimanere concentrato senza lasciarsi condizionare: per le quote passare dai momenti negativi e riuscire a rialzarsi è uno step cruciale».

Quanto è fruttuoso, anche per un allenatore dei portieri, aggiornarsi capendo come si evolve il gioco del calcio? «Per come sono fatto io, penso che fino a fine carriera non smetterò di studiare e migliorare la mia conoscenza calcistica. Ormai, infatti, il calcio sta cambiando velocemente e anche il ruolo del portiere non fa eccezione: comprendere e attuare le novità è un aspetto fondamentale per il mio lavoro. Sarei ingenuo – puntualizza Ferioli – a far allenare i miei ragazzi con gli stessi metodi che usavo io o addirittura mio padre prima di me. Oggi il portiere deve partecipare all’azione e molto spesso è chiamato ad impostare dal basso, non basta più soltanto saper parare».

Doveroso, poi, un commento sui tre portieri con cui Raffaele Ferioli sta lavorando in arancione: «Valentini è un grande valore aggiunto. Potendo contare su un bel bagaglio d’esperienza e avendo già vestito la maglia arancione ha tanto da insegnare a Lagonigro e Cecchini. Nonostante al momento non stia giocando, dà sempre il massimo in allenamento. Per quanto riguarda Lagonigro, posso dire che ha grandi qualità, oltre ad essere un professionista esemplare. Nelle prime partite aveva iniziato dal primo minuto, andando poi in panchina nell’ultimo periodo: questa, però, non è una bocciatura. Avrà tutto il tempo per dimostrare le sue capacità. Cecchini, infine, viene da una fase importante, in cui ha contribuito a tenera la porta inviolata per cinque sfide consecutive. È un ragazzo umile che sta crescendo molto, ha ben chiaro il percorso che sta facendo. Mi auguro, come per gli altri, che continui a migliorare. Ci tengo a ringraziare tutti e tre, sopportarmi non è facile (ride ndr)». 

Per finire, un commento su questi primi mesi a Pistoia: «L’ambiente è stimolante, si sente che i tifosi hanno voglia di vittoria. Lavorare sotto pressione è entusiasmante, sta a noi rispettare le attese. Sicuramente la Pistoiese ha acquisito un nuovo tifoso, cioè io, che la domenica dà il proprio supporto dalla panchina anziché dalla tribuna. Penso si sia visto, esulto con i ragazzi ad ogni nostro gol. La volontà di tutta la squadra è quella di regalare grandi soddisfazioni alla nostra splendida tifoseria – conclude Ferioli -, posso garantire che ce la metteremo tutta fino alla fine». 

CONDIVIDI SU: